Quattro giorni dopo la decisione 9-1 della Corte Suprema Federale che ha dichiarato incostituzionale il quadro temporale, un deputato federale di PL-MS e presidente della Commissione Agricoltura della Camera ha criticato la sentenza per aver disatteso l’intenzione costituzionale e imposto insicurezza ai produttori rurali con titoli di buona fede. Il Congresso aveva approvato una legge e una proposta di emendamento costituzionale a sostegno del quadro.
La sentenza del STF del 18 dicembre 2025 (precedentemente dettagliata nella copertura dell’udienza) ha invalidato il quadro temporale, che limitava le demarcazioni delle terre indigene alle aree occupate il 5 ottobre 1988 —data di promulgazione della Costituzione del 1988—. Questo criterio mirava a fornire un termine oggettivo in mezzo a dispute in corso.
Il deputato sostiene che la decisione ignora il testo della Costituzione e l’intenzione dell’assemblea costituente originaria, creando incertezza giuridica. Sottolinea che migliaia di produttori rurali hanno acquistato terreni in buona fede con titoli validi dopo il 1988. Il Congresso ha approvato la Legge sul Quadro Temporale dopo ampi dibattiti alla Camera e al Senato, superando un veto presidenziale, mentre una Proposta di Emendamento Costituzionale è stata approvata al Senato per rafforzare le disposizioni esistenti.
Secondo il deputato, il quadro non estingue i diritti indigeni ma introduce uno standard oggettivo per la pacificazione rurale, bilanciando le tutele indigene con i diritti di proprietà e lo sviluppo sostenibile. Sottolinea che la Costituzione deve rimanere il patto fondante, immutato dalle maggioranze transitorie.
Questa sentenza evidenzia le tensioni nelle relazioni tra poteri dalla Costituzione del 1988, che riconosce i diritti originari indigeni sulle terre tradizionalmente occupate e ha disposto le demarcazioni entro cinque anni (entro il 1993) tramite l’articolo 67 delle Disposizioni Transitorie.