Il disegno di legge sullo streaming è stato approvato nella Camera dei Deputati all'inizio di novembre e ora attende l'esame del Senato, dove sono possibili cambiamenti significativi. La proposta impone una tassa sui ricavi delle piattaforme per sostenere la produzione audiovisiva nazionale, ma il voto è previsto solo a febbraio 2026. Gli esperti dibattono se aumenterà i prezzi delle sottoscrizioni o promuoverà il contenuto brasiliano.
Il disegno di legge sullo streaming, che regola i servizi di video on demand in Brasile, ha fatto progressi nella Camera dei Deputati a novembre 2025, come riportato dal deputato Doutor Luizinho (PP-RJ). Il testo ora va al Senato, dove il relatore Eduardo Gomes (PL-TO) potrebbe proporre modifiche, come un'aliquota unificata del 3% sui ricavi lordi per tutte le piattaforme, chiuse o aperte.
La proposta introduce la Condecine-streaming, un contributo che finanzia il Fondo Settoriale dell'Audiovisivo (FSA) per sostenere l'industria cinematografica nazionale. Per le piattaforme chiuse come Netflix, Prime Video, Globoplay e Disney+, l'aliquota è del 4%, mentre per quelle aperte come YouTube, TikTok e Instagram è dello 0,8%. Fino al 60% dell'importo pagato dai servizi chiusi può essere dedotto tramite investimenti diretti in produzioni nazionali indipendenti, escludendo gli originali propri delle piattaforme per dare priorità al settore indipendente.
Oltre alla tassazione, il disegno di legge impone quote minime di contenuto brasiliano nei cataloghi: almeno il 10% di opere nazionali, con adeguamento graduale in sei anni. Una relazione Ancine del 2024 mostra che il contenuto brasiliano rappresenta attualmente l'8,5% del totale disponibile, dal 1% su Disney+ al 28% su Globoplay. Le piattaforme con meno di 200.000 utenti sono esenti da questa quota.
Fonti del settore affermano che la tassa è improbabile che aumenti i prezzi delle sottoscrizioni a breve termine, più influenzati da fattori economici come cambi valutari e inflazione. L'attore Wagner Moura ha criticato il disegno di legge per essere troppo indulgente con le grandi piattaforme. I produttori indipendenti vedono un potenziale di professionalizzazione simile alla TV a pagamento, mentre il governo enfatizza l'allocazione a produzioni autonome, possibilmente distribuendo gli investimenti su licenze di opere nazionali.