Il Governo francese, di fronte a un vicolo cieco parlamentare sul bilancio 2026, deve decidere lunedì tra l'articolo 49.3 e un'ordinanza di bilancio senza precedenti. Rinnova la sovrattassa sui profitti delle grandi aziende per 8 miliardi di euro, rinunciando però a tagliare la CVAE. L'obiettivo è assicurare un accordo con i socialisti per evitare la mozione di censura.
Il dibattito sul bilancio francese 2026 ha raggiunto un punto critico dopo tre mesi di discussioni parlamentari, interrotte giovedì sera all'Assemblea Nazionale per mancanza di accordo. Il primo ministro Sébastien Lecornu deve scegliere lunedì, nel Consiglio dei Ministri, tra l'articolo 49.3 della Costituzione, che permette di adottare un testo senza voto mettendo in gioco la responsabilità del Governo, e un'ordinanza di bilancio senza precedenti (articolo 47), che imporrebbe il progetto iniziale anche se il Governo cadesse. La portavoce del Governo Maud Bregeon ha annunciato domenica su Franceinfo che la sovrattassa sui profitti delle grandi aziende, un punto chiave, frutterà circa 8 miliardi di euro, alla stessa scala del 2025, ma esentando le imprese di dimensione intermedia (ETI). Ciò risponde a una richiesta del Parti Socialiste (PS), che considera di non censurare se il finanziamento non grava sui francesi, secondo Olivier Faure. Lecornu ha giustificato questo sforzo in una lettera ai leader aziendali: «Questo sforzo richiesto alle grandi aziende ha un significato molto chiaro e portata nazionale: contribuirà direttamente al finanziamento dell'accelerazione della nostra traiettoria di difesa», lodando il loro «patriottismo». Inoltre, il Governo rinuncia a tagliare il contributo sul valore aggiunto delle imprese (CVAE), un'imposta sulla produzione criticata dai datori di lavoro, inizialmente prevista con un costo di 1,3 miliardi di euro e abolizione totale entro il 2028. Lecornu spera di proseguire questa riduzione in futuro. La presidente dell'Assemblea Yaël Braun-Pivet rimpiange che i dibattiti non siano potuti concludere e chiede di riformare la procedura, criticando un focus eccessivo sulle tasse a scapito di temi come giustizia o istruzione. A sinistra, Manuel Bompard (LFI) promette una mozione di censura, mentre a destra Xavier Bertrand (LR) sollecita l'adozione del bilancio. François Hollande preferisce il 49.3 per evitare i rischi dell'ordinanza. Questa scelta, influenzata da discussioni del weekend soprattutto con il Senato, espone il Governo a potenziali censure ma garantisce un bilancio con deficit limitato al 5% del PIL.