Il giudice federale Martín Cormick ha sospeso il decreto presidenziale che bloccava la Legge sul Finanziamento Universitario e ha ordinato al governo di attuare immediatamente gli aumenti salariali per gli insegnanti e le borse di studio per gli studenti. La sentenza ritiene il decreto arbitrario e illegale, violando la separazione dei poteri ignorando l'insistenza del Congresso. La decisione risponde a una richiesta del Consiglio Interuniversitario Nazionale per tutelare il diritto all'istruzione.
Il 23 dicembre 2025, Martín Cormick, titolare del Tribunale Federale Contenzioso Amministrativo n. 11, ha emesso una sentenza che rappresenta un duro colpo per il governo di Javier Milei. Il giudice ha accolto un provvedimento cautelare presentato dal Consiglio Interuniversitario Nazionale (CIN), supportato dal costituzionalista Pablo Manili, e ha dichiarato inapplicabile il Decreto 759/2025. Questo strumento esecutivo aveva sospeso l'attuazione della Legge sul Finanziamento Universitario (27.795), ratificata da entrambe le camere del Congresso dopo il veto presidenziale.
Nella sua risoluzione, Cormick ha sostenuto che il decreto presenta «caratteri di arbitrarietà e illegittimità manifesta» basandosi su una norma di rango inferiore (articolo 5 della Legge 24.629 sull'amministrazione finanziaria) per contraddire un precetto costituzionale. Il giudice ha sottolineato che l'Esecutivo non può ignorare l'insistenza legislativa, che richiede i due terzi dei voti per superare un veto, violando così il principio di separazione dei poteri. Ha inoltre osservato che l'erosione dei redditi di insegnanti e studenti crea un «pericolo nel ritardo», impattando sui diritti lavorativi protetti da trattati internazionali e sul diritto di insegnare e apprendere.
La sentenza ordina allo Stato Nazionale di ottemperare immediatamente agli articoli 5 e 6 della legge, riattivando gli aggiornamenti salariali e le borse di studio. Cormick ha privilegiato l'interesse pubblico rispetto agli argomenti fiscali del governo, citando le stime dell'Ufficio di Bilancio del Congresso che collocano il costo allo 0,23% del PIL, un impatto «non molto significativo» che non giustifica la definanziamento del sistema universitario. Il provvedimento cautelare rimarrà in vigore fino a una sentenza definitiva di merito, priorizzando il lavoro educativo ininterrotto.