Il Meccanismo di Equità Intergenerazionale (MEI) salirà allo 0,9% nel 2026, un aumento di 0,1 punti rispetto al 2025, per rafforzare il sistema pensionistico spagnolo. I lavoratori che guadagnano oltre 61.214 euro annui contribuiranno fino a 92 euro all’anno, mentre la media salirà di circa 5 euro. Questo sovraccarico, sostenuto principalmente dai datori di lavoro, affronta le pressioni demografiche sulle pensioni.
Il sistema pensionistico spagnolo affronta sfide dovute all’invecchiamento della popolazione e all’aumento della spesa, che raggiungerà 189 miliardi di euro nel 2025, in aumento del 6,2% rispetto all’anno precedente. Per contrastare ciò, il MEI, introdotto nel 2023 tramite un accordo tra il Ministero dell’Inclusione, della Sicurezza Sociale e delle Migrazioni con i sindacati UGT e CCOO — respinto dalle associazioni datoriali CEOE e Cepyme —, aumenterà nel 2026.
Il tasso passerà dallo 0,8% allo 0,9%, con 0,75 punti a carico dei datori di lavoro e 0,15 dei lavoratori. La base contributiva massima passerà da 58.914 euro nel 2025 a 61.214,4 euro nel 2026. Solo l’8% dei lavoratori ad alto reddito contribuirà al massimo: 91,82 euro annui tramite MEI, 15,23 euro in più rispetto al 2025, ovvero 1,27 euro al mese.
Per la base media di 2.255 euro mensili (27.060 euro annui), il MEI passerà da 35,18 euro a 40,59 euro all’anno, un incremento di 5,41 euro o 45 centesimi per busta paga. I datori di lavoro subiranno un impatto maggiore sui salari alti, passando da 394,7 euro a 459 euro annui per lavoratore. Entro il 2029, il MEI raggiungerà l’1,2%, con 1 punto per le imprese e 0,2 per i dipendenti.
Il Ministero difende il meccanismo: «Il Meccanismo di Equità Intergenerazionale affronta l’impatto dei cambiamenti demografici nelle prossime decadi, assicurando la sostenibilità del sistema pensionistico garantendo l’equità intergenerazionale e l’adeguatezza delle pensioni correnti e future.» Tuttavia, le associazioni datoriali criticano l’aumento dei costi del lavoro, alla luce delle proiezioni secondo cui la Spagna potrebbe dedicare il 16,8% del PIL alle pensioni entro il 2050, per la Commissione Europea.
Inoltre, dal 2026 si applicherà un contributo di solidarietà sui redditi elevati, con aliquote da 1,15% a 1,46%, ripartite tra datore di lavoro e lavoratore.